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Il terreno virtuale di Second Life finisce in tribunale

Posted by Max Badolati su 21 dicembre, 2006

Vi riposto un articolo scritto da Dario d’Elia su Punto Informatico in cui si discute delle prime denunce da parte degli utenti alla Lindel Lab:

Second Life si avvicina sempre di più al mondo reale: proprietà e valore sono diventati concetti gettonatissimi. Il signor Ailin Graef ha annunciato di recente che il suo avatar nel quartierino ha accumulato un capitale di più di un milione di dollari. E la cosa a Linden Lab, la società che ha creato Second Life, non è andata giù: sostiene che i residenti virtuali di Seconda Vita non posseggano né gli account personali né alcun dato presente sui server.

“Linden Lab mantiene la proprietà di tutto, senza tener conto della proprietà intellettuale correlata alle cose sviluppate o possedute dagli utenti”, si legge nei Terms of Service (ToS) del contratto. Termini di servizio che per molti cozzano contro gli slogan pubblicitari sul sito di Second Life, cose come “entra nella storia acquistando terreni e sviluppando elementi tuoi su Second Life. Il prezzo e le tasse sono semplici: paghi 9,95 dollari al mese più una tassa demaniale proporzionata alla grandezza del terreno posseduto”. “La terra stessa, lo spazio e ogni cosa sono possedute, controllate e costruite dalle persone”, aveva dichiarato in un’intervista, Philip Rosedale, CEO di Linden Lab.

Inevitabile che con il crescere del valore delle attività in Second Life cresca anche la voglia di alcuni di contestare la “leadership” di Linden Lab e far valere le proprie ragioni in tribunale. Ma è un terreno del tutto nuovo e gli esperti di legge non si sbilanciano. “Alcuni asset online, come i domini, sono riconosciuti come una proprietà legale dalla Legge e dagli Statuti”, ha dichiarato F. Gregory Lastowka, docente di Legge della rinomata Rutgers University. “Per quanto riguarda altri asset, come le proprietà nei mondi virtuali, lo status legale è meno chiaro”.

Lo scorso maggio, uno statunitense, tale Bragg, ha deciso di denunciare in Pennsylvania Linden Lab e Rosedale per la violazione di un contratto d’asta legato ad un terreno (virtuale), per frode e per la violazione delle leggi dello Stato sulla pratica commerciale nonché per non aver rispettato i diritti dei consumatori. Secondo Bragg, Linden Lab non aveva alcun diritto di congelare il suo asset virtuale di 8000 dollari e di rifiutarsi di rimborsarlo. Di contro, la nota media company ha risposto che l’acquisto delle proprietà è avvenuto sfruttando un trucchetto nel codice del software.

La questione, adesso, è se le proprietà virtuali godano degli stessi diritti di quelle reali.

“Rosedale ha raccontato in giro che quando compri una proprietà, su Second Life, la terra è tua”, ha spiegato Jason Archinaco, legale rappresentante di Bragg. “Ma quello che sta succedendo adesso è che stanno cercando di dimostrare che i ToS (termini di servizio. ndr.) in qualche modo sono diversi da quello che dice Rosedale”.
“I Diritti di proprietà, in verità, avrebbero anche delle implicazioni nel caso cui la Linden Lab dovesse andare in bancarotta, dato che i proprietari normalmente hanno il diritto di essere ricompensati”, ha aggiunto Ross Dannenberg, legale dello Studio Banner & Witcoff.

Insomma, tutti con il fiato sospeso per l’esito della querelle legale. Una vittoria della Linden Lab farebbe crollare i prezzi immobiliari su Second Life: la “proprietà” fondamentalmente verrebbe considerata solo virtuale e senza effetti sul mondo reale. Se invece Bragg dovesse vincere, tutte le media company che dispongono di mondi virtuali commerciali sarebbero obbligate a rimettere in discussione le loro norme, aprendo di fatto la strada al “dritto virtuale” del consumatore. Virtualmente, una ri-evoluzione.

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